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Allergie e sistema immunitario: esiste una correlazione?

Allergie e sistema immunitario: quale legame esiste

Le allergie rappresentano un ostacolo, sempre più allarmante, alla conservazione del nostro benessere. Percepito su scala globale, il rischio allergico viene descritto, e si conferma, come un problema peculiare del mondo moderno e industrializzato.

Nei paragrafi che seguono, vedremo cos’è un’allergia e perché coinvolge il sistema immunitario, soffermandoci sui fattori predisponenti e su quelli protettivi.

Allergie: definizione e ruolo del sistema immunitario

Leallergie si definiscono, nel complesso, come reazioni eccessive del sistema immunitario al contatto con sostanze innocue. Queste includono componenti di varia natura rinvenibili nell’ambiente, come i pollini, ma anche alcune frazioni alimentari, in genere di tipo proteico. Nel loro insieme, tali sostanze vengono classificate come allergeni.

La problematica in questione è un fenomeno decisamente diffuso, sebbene non tutti ne facciano esperienza. I soggetti allergici, in effetti, presentano una predisposizione specifica, soffrendo di una suscettibilità che manca nei non-allergici. In tale contesto, le difese immunitarie agiscono in maniera conseguenziale, scatenando, in risposta agli allergeni comuni, la ben nota reazione allergica.

Come il sistema immunitario scatena la reazione allergica

Il verificarsi della reazione allergica prevede una serie di eventi a cascata. La risposta immunitaria viene espletata da “attori” cellulari e molecolari, generando un ambiente pro-infiammatorio che si concretizza nella comparsa dei sintomi. Ecco, di seguito, la sequenza semplificata.

  • Si verifica il primo contatto tra l’allergene e il soggetto allergico: si ha l’attivazione di cellule immunitarie specifiche, note come linfociti Th2;
  • le cellule Th2 attivate producono dei mediatori classificati come interleuchine-4 (IL-4);
  • tali mediatori inducono altre cellule, denominate linfociti B, a produrre anticorpi IgE diretti contro l’allergene;
  • tali anticorpi, raggruppati come immunoglobuline di classe E, legano ulteriori protagonisti cellulari: i mastociti.
  • Si verifica il secondo contatto tra l’allergene e il soggetto: i mastociti, che espongono gli anticorpi diretti contro quell’allergene, liberano sostanze responsabili dell’infiammazione allergica, tra cui l’istamina.

A livello macroscopico, la reazione allergica si caratterizza per una sintomatologia correlata, includendo prurito locale, starnuti, bruciore agli occhi e naso che cola. In modo importante, i sintomi possono variare a seconda dell’allergene coinvolto. L’allergia al polline, per esempio, scatena sintomi a carico di occhi e vie respiratorie (rinite allergica), mentre l’allergia da contatto al nichel si ripercuote a livello cutaneo (dermatite da contatto). Quando l’esposizione all’allergene viene reiterata nel tempo, la reazione tende verso un’infiammazione cronica. 

Sistema immunitario debole o iperattivo? Cosa indicano le allergie

Chi soffre di allergia possiede un sistema immunitario iperattivo. Lo scudo naturale del corpo, evolutosi per fronteggiare le minacce reali che proliferano nell’ambiente (e dunque parassiti, virus e batteri), si accende in modo sbilanciato contro componenti di natura benigna. Che si tratti di crostacei, acari della polvere o pollini, essi rappresentano nemici da combattere, scatenando un meccanismo di difesa esagerato.

Contestualmente, occorre considerare un aspetto ulteriore. Quando viene sfruttata per gestire gli allergeni, l’immunità fisiologica può rivelarsi meno efficace contro altri bersagli. Si verifica, nello specifico, una sorta di distrazione immunitaria, che spreca i processi difensivi a scapito delle emergenze concrete. In altre parole, i soggetti allergici risultano più vulnerabili alle vere infezioni patogene, come quelle sostenute dai virus dell’influenza o del comune raffreddore.

Tra le altre cose, si ritiene che le allergie respiratorie possano favorire l’attecchimento dei virus che colpiscono le vie aeree, come suggerito dagli studi sull’argomento. Le persone più inclini alla prevenzione, in ogni caso, possono optare per strumenti all’avanguardia atti a gestire il rischio di infezione virale. Tra questi spiccano i dispositivi di protezione e4life, progettati per l’inattivazione dei virus in aerosol e la sanificazione degli ambienti personali.

Fattori che influenzano le allergie: genetica, ambiente e ipotesi igienica

Nelle sue diverse forme e manifestazioni, l’allergia è un fenomeno complesso, fondandosi sulla coesistenza di predisposizione genetica e trigger ambientali. Questi restano, ad oggi, un proficuo oggetto di ricerca, ferme restando le evidenze ad oggi consolidate. Segue, a tal proposito, una disamina dei fattori implicati.

  • Fattori genetici: la tendenza a sviluppare le allergie vanta una componente ereditaria molto forte. Si tratta di un’evidenza acquisita da tempo, seppur affinata dal progresso tecnologico nel campo. La genetica delle allergie è eterogenea, certamente legata a molteplici marcatori del nostro DNA. I geni coinvolti sono numerosi, correlandosi a più aspetti biologici, come i meccanismi dell’infiammazione, la modulazione dell’immunità innata e la segnalazione cellulare. Esistono, nelle persone allergiche, varie combinazioni genetiche, che predispongono ciascun individuo a diversi gradi di sensibilizzazione. Per lo stesso criterio, i soggetti predisposti soffrono di alcuni tipi di allergie e non di altri. Costruendosi su una base ereditaria, dunque, la tendenza alle allergie si ripresenta nell’ambito familiare, richiedendo, quando necessario, la valutazione del rischio per ciascun membro.
  • Fattori ambientali: è ormai evidente che lo stile di vita occidentalizzato possa influire sulla tendenza allergica. Le ricerche in tale ambito insistono sull’importanza dei fattori ambientali e comportamentali, sia in termini peggiorativi che di protezione dal problema. Questi impattano sulla predisposizione allergica già a partire da infanzia e adolescenza e, in alcuni casi, persino dal periodo prenatale. Ma entriamo più nel merito. Tra i fattori benefici si collocano le abitudini alimentari, con un riferimento particolare a una dieta varia e ricca di fibre. Una grande rilevanza, inoltre, viene attribuita alla frequentazione degli ambienti rurali e al contatto precoce con altri bambini/adolescenti, al fine di modulare le capacità reattive del sistema immunitario. I fattori dannosi, d’altra parte, comprendono un’alimentazione di stampo occidentale, ricca di cibi ultra-processati e favorente l’obesità, così come uno stile di vita sedentario. A ciò si aggiungono l’esposizione ricorrente a sostanze antibiotiche e la volontà di ultra-sanificare gli spazi quotidiani. In modo importante, si ritiene che questi fattori, insieme alla scarsa eterogeneità microbica degli ambienti, possano favorire la predisposizione allergica nel corso della vita. In tale contesto si inserisce la cosiddetta ipotesi igienica“: una teoria che ha subìto, nel corso degli anni, numerose rivisitazioni. In linea generale, l’ipotesi preme sull’influenza dannosa, nelle prime fasi della vita, di un ambiente vitale troppo “pulito” e disinfettato, sottolineando la sua azione promotrice sullo sviluppo delle allergie. Al contrario, la teoria supporta i benefici, in termini di modulazione immunitaria, di un’esposizione equilibrata ai microbi ambientali. Tornando ai fattori scatenanti, non mancano lo smog e il fumo di sigaretta in gravidanza, entrambi correlati a una probabilità più elevata di sviluppare l’asma allergico (nel secondo caso, il rischio coinvolge il nascituro). Infine, sebbene si tratti di un ambito in parte inesplorato, anche il benessere psicologico potrebbe impattare sui meccanismi delle allergie, con un riferimento specifico al ruolo di stress, ansia e depressione.

Come accade per svariate patologie non trasmissibili (es.: le malattie cardiovascolari), la predisposizione allergica scaturisce, in definitiva, dall’intricata interazione tra background genetico ed elementi ambientali/comportamentali, rendendosi plasmabile dall’intervento sui fattori modificabili, come lo stile di vita.

Studi scientifici sulla correlazione tra allergie e sistema immunitario

I meccanismi immunologici delle allergie costituiscono un campo di ricerca tutt’altro che saturo, rivelando, ancora oggi, aspetti preziosi per la comprensione del fenomeno. Ecco alcune “pillole”.

Ricerche di pochi anni fa hanno approfondito il ruolo dei tessuti barriera, ovvero la pelle e le mucose di intestino e polmoni, nella generazione della risposta allergica. Nello specifico, è stato evidenziato che la popolazione microbica che abita questi tessuti può, quando è sana, rispondere agli allergeni in senso anti-infiammatorio, conservando l’equilibrio immunitario. L’alterazione microbica dei tessuti, invece, sembra favorire una risposta immune incontrollata e lo sviluppo dell’allergia.

Un altro aspetto indagato riguarda la tipologia di anticorpi implicati nelle allergie e nel pericoloso shock anafilattico. Sebbene tali fenomeni siano basati, tendenzialmente, sul funzionamento delle immunoglobuline di classe E (menzionate in precedenza), non mancano studi sul ruolo delle immunoglobuline di classe G (IgG), per lo più relativi agli effetti avversi dei farmaci (es.: alcuni agenti utilizzati per l’anestesia generale). Sembra, in ogni caso, che le reazioni gravi mediate dalle IgG possano verificarsi solo in presenza di concentrazioni elevate di questi anticorpi.

Molto interessanti, inoltre, le indagini effettuate sulle cellule sentinella (i mastociti, di cui si è fatto accenno nel secondo paragrafo) e sulla relativa attivazione. A tal proposito, una revisione della letteratura suggerisce che anche gli stimoli fisici, come la luce UV, possano indurre queste cellule a generare la reazione di ipersensibilità. In linea generale, è noto che i mastociti esprimono moltissimi recettori di superfice, capaci di entrare in contatto con l’ambiente circostante e rispondere a stimolazioni di varia natura. In questa branca di indagine si inseriscono gli studi sul sistema immunitario innato e sul suo ruolo nello sviluppo delle malattie allergiche. 

Degne di nota, infine, le osservazioni condotte sulla disbiosi intestinale e sulla composizione del microbiota: un modulatore centrale della nostra salute, nonché di svariati aspetti patologici (es.: malattie autoimmuni). Le evidenze più recenti mostrano una certa associazione tra un microbiota intestinale in disbiosi (o in disequilibrio, per utilizzare un termine meno tecnico) e l’insorgenza delle allergie. Nello specifico, si ipotizza che le alterazioni a carico della flora intestinale possano influire sul numero delle cellule immunitarie di tipo regolatorio, aprendo la strada alle malattie allergiche in età infantile. Tra i fattori implicati, tra l’altro, figurano il parto con taglio cesareo e la somministrazione di antibiotici prima dei 3 anni di età. Restano necessari, ad ogni modo, ulteriori studi su tale correlazione.

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