
Nella gestione del rischioinfettivo, la pandemia di COVID-19 ha evidenziato lacentralità dell’aria interna, o indoor. Non a caso, è tendenza comune trascorrere molto tempo negli spazi al chiuso, come abitazioni, sedi di lavoro e scuole. Curare la salubrità dell’aria indoor, di conseguenza, si rivela un aspetto non trascurabile delle iniziative di prevenzione. In questo articolo, ci concentreremo sui parametri che influiscono sulla qualità dell’aria interna, descrivendo anche alcune pratiche e tecnologie di intervento.
Perché la qualità dell’aria conta contro i virus respiratori
Ivirusrespiratori, come il SARS-CoV-2 e i virus influenzali, si diffondono per via aerea a partire da un individuo infetto che tossisce, starnutisce o parla. I patogeni vengono trasportati da particelle relativamente grandi, note come droplets, e particelle più piccole, classificate come aerosol. Queste ultime, nello specifico, restano in sospensione nell’aria anche per molto tempo, percorrendo distanze superiori ai 2 metri. Negli spazi al chiuso e poco ventilati ciò contribuisce al rischio infettivo. In un ambiente confinato, i virus dispersi nell’aria si accumulano, raggiungendo concentrazioni importanti. Potenzialmente, i patogeni vengono inalati dagli altri occupanti dello stesso ambiente, scatenando in essi la malattia infettiva. In tale contesto, spicca l’importanza della ventilazione, la quale, se presente e sufficiente, permette di diluire i virus dispersi in bioaerosol.
La correlazione tra scarsa ventilazione e tassi di infezione
Per la comprensione delle dinamiche infettive, non mancano indagini sul ruolo della ventilazione. Secondo una revisione sistematica, che ha preso in esame 65 studi eseguiti fino al 2008, una scarsa ventilazione si associa a un aumento dei tassi di infezione. Al contrario, un tasso di ricambio dell’aria più elevato può garantire una maggiore diluizione delle particelle in sospensione, riducendo le infezioni trasmissibili per via aerea. Una terza deduzione conclude che il flusso d’aria può portare i virus in un punto più lontano rispetto alla fonte, purché la concentrazione virale sia sufficientemente elevata.
Altri studi sull’argomento sono stati sviluppati nel post-pandemia. Un’indagine specifica afferma che quando la velocità di ventilazione in una stanza è insufficiente, i rischi infettivi correlati alla trasmissione virale, sia a breve che a lunga distanza, sono elevati. Inoltre, lo studio evidenzia la necessità di rivalutare il parametro in esame, laddove la distanza fisica tra le persone sia inferiore ai due metri.
Ventilazione naturale vs meccanica: pro, contro e buone pratiche
Il ricambio dell’aria indoor costituisce parte integrante di una buona prevenzione. Ciò si rende possibile con la ventilazione, ottenuta in modo manuale (naturale) o meccanico, a seconda dei casi. Entrambe le modalità presentano vantaggi e svantaggi.
- Ventilazione Naturale
In modo del tutto intuibile, la ventilazione manuale, o naturale, consiste nella semplice apertura delle finestre. Ciò permette all’aria interna, che è potenzialmente contaminata da virus, di uscire, e all’aria esterna di entrare.
Si tratta di un espediente economico e di facile attuazione, sebbene possa rendersi poco confortevole in inverno, talvolta discontinuo e non sempre sufficiente per gli ambienti ad alta affluenza.
- Ventilazione Meccanica Controllata (VMC)
Ricavata con apparecchi appositi, questa modalità si avvale di un sistema di ventilatori e condotti. Tra i vantaggi correlati rientra l’attivazione in continuo dei dispositivi, permettendo un ricambio d’aria costante. Non mancano, tra gli aspetti positivi, le possibilità di potenziamento, mediante l’integrazione di filtri ad alta efficienza. Per contro, si tratta di una soluzione dispendiosa per i costi energetici, oltre che soggetta a manutenzioni periodiche necessarie.
Quando il ricambio d’aria manuale non è sufficiente
La ventilazione naturale, pur restando utile, presenta i limiti accennati in precedenza. Con l’affermarsi di varianti virali ad alta capacità di trasmissione, la modalità in questione nonè adatta agli spazi al chiuso molto affollati (es.: aule universitarie, uffici, ecc.). In ambienti di questo tipo, in effetti, la presenza virale può, di gran lunga, resistere al ricambio d’aria manuale. In tali contesti, è importante affiancare alla ventilazione naturale altre strategie di prevenzione, come un sistema meccanico e/o a strumentimodernidipurificazioneattiva dell’aria.
Oltre la ventilazione: l’integrazione della tecnologia di inattivazione attiva
La ventilazione e la filtrazione agiscono abbassando la concentrazione virale nell’aria indoor. Tuttavia, esse non possono inattivare i patogeni residui. Le possibilità odierne di mitigazionesfruttanoilprogressotecnologico, mirando a strategie che agiscano in modo attivo sulla neutralizzazione dei virus.
La Tecnologia e4shield™ di e4life: un nuovo paradigma nella biosicurezza
Tra gli espedienti di spicco si colloca e4shield™, la tecnologia sviluppata da e4life. Utilizzando onde elettromagnetiche a bassa intensità, essa si rende dannosa per i virus in bioaerosol, ma innocua per le persone e gli animali. I dispositivi progettati con e4shield™ si avvalgono del fenomenoSRET(Structure-Resonant Energy Transfer). Nello specifico, essi emettono un campo elettromagnetico oscillante che entra in risonanza con l’involucro esterno del virus. Come diretta conseguenza, quest’ultimo subisce uno stress meccanico e viene danneggiato in modo irreversibile. Il virus target, in definitiva, risulta inattivato e non più pericoloso per l’ospite umano. Ecco, di seguito, i vantaggi della tecnologia.
- Efficacia e velocità: indagini effettuate da realtà scientifiche importanti (tra cui il Policlinico Militare del Celio, l’Università di Milano e l’Università di Genova) hanno confermato un’efficacia di inattivazione superiore al 90-95%, su patogeni noti come il SARS-CoV-2 e i virus influenzali. Per quanto concerne i tempi d’azione, correlati alla velocità di propagazione delle onde, questi sfiorano l’istantaneità.
- Sicurezzaesostenibilità:i dispositivi di e4life rispondono ai requisiti di sicurezza
per l’uomo e le specie animali, vantando certificazioni CE e SAR. Tra le altre cose, la tecnologia è sostenibile, non producendo sottoprodotti chimici e/o componenti da sostituire/smaltire.
- Complementarietà:tale espediente non intende rimpiazzare le altre strategie di intervento, ma, più che altro, integrarle e potenziarle. Con la sua “nuvola” di protezione, e4shield™ inattiva i virus che restano in bioaerosol a causa di una ventilazione insufficiente.
Indicatori pratici: CO₂, umidità relativa e ricambi d’aria
Una mitigazione attiva del rischio infettivo richiede, preferibilmente, un monitoraggio in continuo della salubrità dell’aria indoor. Descriveremo, tra poco, i parametri da considerare.
Come interpretare i dati per garantire un ambiente sano
- AnidrideCarbonica(CO₂):la CO₂ è un indicatore importante della qualità dell’aria. Essa deriva dalla respirazione e si accumula negli spazi al chiuso quando il ricambio d’aria è scarso. Nello specifico, un valore di CO₂ superiore a 1000 ppm è suggestivo di una ventilazione non sufficiente, mentre livelli compresi tra 800 e 1000 ppm sono da considerarsi adeguati.
- Umidità Relativa (UR): un controllo ottimale di questo parametro si presta alla gestione del rischio infettivo. Valori inferiori al 40% sono indicativi di un’aria eccessivamente secca, che può favorire la permanenza in sospensione degli aerosol, oltre che la vitalità dei virus dotati di “guscio” esterno (es.: virus influenzale, SARS-CoV-2). Altri patogeni, d’altro canto, resistono a valori superiori del 60%, come accade per il virus del raffreddore comune. Un livello ottimale di umidità relativa si colloca tra il 40 e il 60%, favorendo anche il benessere e l’efficienza difensiva delle vie respiratorie.
- Ricambid’ariaperora(vol/h):tale parametro si riferisce alla quantità di volte in cui il volume d’aria totale di un ambiente viene sostituito, in un’ora, da aria esterna. Per l’ambiente domestico, viene consigliato un valore compreso tra 0,3 e 0,5 vol/h.
In linea generale, esistono delle apparecchiature in grado di “sentire” i parametri in tempo reale e di captare il superamento dei valori soglia. I dispositivi più moderni vengono collegati ai sistemi di ventilazione e/o purificazione dell’aria, che entrano in azione per ripristinare valori accettabili.
La fisica del contagio: come l’umidità influisce sulla gittata dei droplets
L’importanza dei livelli di umidità si traduce anche nei suoi effetti sulle goccioline respiratorie(droplets). Quando vengono liberate nell’aria da un soggetto potenzialmente infetto, queste evaporano con una velocità che dipende dai livelli di umidità ambientale. Segue una breve descrizione del fenomeno.
- Quando l’aria indoor è secca (UR < 40%): si ha un’evaporazione piuttosto rapida. Le goccioline diventano più piccole e leggere, restando in sospensione per più tempo e acquisendo capacità più elevate di percorrenza. In modo intuibile, aumentano le possibilità di trasmissione virale verso i soggetti sani che frequentano lo stesso
ambiente.
- Quando l’aria indoor è umida (UR > 60%): l’evaporazione impiega più tempo. Le goccioline “resistono” nelle loro caratteristiche strutturali e comportamentali. In altre parole, esse restano relativamente grandi e pesanti, sedimentando rapidamente e a breve distanza. Ciò riduce la propagazione ambientale dei virus.
L’intervallo40-60%diumiditàrelativacostituisce,insostanza,unbuoncompromesso, ostacolando la vitalità di alcune tipologie di patogeni, ma anche la diffusione a lungo raggio delle particelle vitali.
Strategie per la casa: cucina, camere, bagno e spazi condivisi
La salubrità dell’aria indoor deve essere agevolata anche negli ambienti domestici. Ciò è auspicabile soprattutto nella stagione fredda, quando la convivenza con familiari infetti si rende più probabile. Vediamo alcuni accorgimenti utili.
- Spazi comuni: è buona norma favorire un sufficiente ricambio d’aria. Aprire le finestre in modo frequente e regolare, in diverse zone dell’abitazione, permette di creare delle correnti d’aria efficienti.
- Cucina:l’utilizzo dei fornelli partecipa all’accumulo di anidride carbonica e umidità. Per tale ragione, è preferibile tenere accesa la cappa aspirante, oltre che ventilare l’ambiente più volte.
- Camere da letto: lo spazio al chiuso delle camere da letto necessita di un ricambio d’aria mattutino. Lo scopo è quello di espellere la CO₂ accumulata durante la notte e di modificare i livelli di umidità. Quando un familiare è contagioso, è bene che resti “isolato” in un’unica stanza, senza trascurare, anche in tale circostanza, un frequente ricambio d’aria.
- Bagno: questo ambiente si presta a un eccesso di umidità. È dunque importante tenere aperte le finestre per rimuovere i vapori in eccesso, o tenere attive le ventole di aspirazione.
Nel complesso, è possibile agire sui livelli di umidità con l’ausilio di apparecchi umidificatori/deumidificatori. L’umidificazione si rende utile durante i mesi freddi, quando gli impianti di riscaldamento tendono a seccare l’aria. La deumidificazione, a sua volta, è vantaggiosa nel periodo estivo e/o quando il clima è umido, per conservare una percentuale di UR inferiore al 60%.
Strategie per uffici e negozi: layout, filtri e manutenzione
Se la gestione degli spazi domestici è relativamente semplice, la situazione si rende più complessa per i luoghi di lavoro e commercio, dove l’affluenza di persone è maggiore e continuativa. Occorre, in questi ambienti, adottare un approccio più integrato.
- Potenziamento HVAC: una prima azione consiste nel potenziare i sistemi di riscaldamento, ventilazione e condizionamento (HVAC). In linea di massima, è importante conservare le capacità di filtrazione, integrando dei filtri ad alta efficienza. In secondo luogo, è opportuno settare al massimo l’apporto di aria esterna, tenendo conto delle possibilità del singolo impianto. Tra le altre cose, è preferibile
tenere accesa la ventilazione anche quando gli spazi sono vuoti.
- Dispositiviaondeelettromagnetiche:tra le soluzioni più adeguate per gli spazi poco ventilati rientrano i dispositivi di e4life. Essendo innocui per gli occupanti, questi apparecchi sono adatti a uffici, negozi e altri ambienti ad alta affluenza.
- Layoutedistanziamento:quando possibile, è utile disporre le postazioni di lavoro in modo da consentire una buona distanza interpersonale. L’installazione di pannelli divisori, inoltre, può ostacolare in parte la diffusione dei virus in bioaerosol.
Gestione dei flussi d’aria per evitare “zone morte” di ristagno virale
In un qualsiasi ambiente al chiuso possono configurarsi delle “zone morte”, da intendersi come aree di ristagno dell’aria e di goccioline respiratorie. Per evitare/fronteggiare tale inconveniente, occorre intervenire sui flussi d’aria. Un primo aspetto da considerare riguarda la progettazione dei sistemi di aerazione. A tal proposito, questi andrebbero configurati in modo da consentire l’ingresso di aria pulita dal lato ambientale occupato dagli utenti, e collocando la rimozione dell’aria “viziata” sul lato opposto. Un altro fattore modificabile risiede nell’utilizzo controproducente dei ventilatori da tavolo. In effetti, questi favoriscono una propagazione incontrollata degli aerosol ambientali, riportando in sospensione anche le particelle ormai sedimentate. Per limitare il fenomeno e favorire l’uscita dei contaminanti, occorre direzionare i ventilatori verso un’apertura sull’esterno.
Checklist di manutenzione: garantire l’efficacia costante nel tempo
I sistemi di ventilazione e/o purificazione conservano la propria efficienza solo se sottoposti alla corretta manutenzione. Ecco alcune indicazioni fornite dalla normativa italiana UNI EN 15780.
- Sostituzione dei filtri: i filtri otturati perdono di efficacia, impattano sui consumi energetici, e costituiscono una sede non trascurabile di proliferazione microbica. Pertanto, essi richiedono un controllo regolare e una sostituzione periodica, secondo le indicazioni della casa produttrice.
- Puliziadigriglieebocchette:i componenti in questione subiscono l’accumulo, al loro interno, di detriti ambientali, con un impatto notevole sul flusso d’aria. È indispensabile, per tale motivo, procedere alla pulizia periodica (es.: semestrale) degli stessi.
- Valutazionecomplessivaannuale:ai fini di un funzionamento ottimale, l’impianto generale di ventilazione/filtrazione/purificazione richiede un controllo annuale da parte di personale specializzato.
- Sanificazione dei condotti: laddove risulti necessario, in seguito al controllo annuale, l’intero impianto deve essere sottoposto a procedure di bonifica per la rimozione dei contaminanti. Anche in questo caso, le operazioni vengono effettuate da personale qualificato.
Domande e risposte (FAQ)
Come capire se sto ventilando a sufficienza?
Ad oggi, è possibile ricorrere a dispositivi appositi. Questi sono dotati di sensori, e possono
captare il superamento di alcuni valori soglia. Un indicatore importante, per esempio, è rappresentato dalla CO₂.
Qual è l’umidità ideale?
Negli spazi al chiuso, un livello ottimale di umidità relativa si colloca tra il 40% e il 60%. Tale intervallo limita la vitalità di varie specie patogene, mentre favorisce le difese naturali delle vie respiratorie.
Aprire le finestre in inverno non disperde troppo calore?
Non è sempre così. Aprire le finestre in modo frequente, ma per tempi brevi (es.: qualche minuto) consente un buon ricambio d’aria senza intaccare troppo il calore accumulato.
I purificatori d’aria servono?
I purificatori dotati di filtri ad alta efficienza (HEPA) catturano gli aerosol carichi di virus. Essi non sostituiscono la ventilazione (naturale o meccanica), ma la integrano. Dispositivi all’avanguardia, come quelli progettati da e4life, agiscono in modo attivo sulla neutralizzazione dei virus, garantendo un livello ulteriore di protezione.
Ogni quanto va fatta manutenzione agli impianti?
In linea generale, è opportuno attenersi alle linee guida fornite dal produttore. In aggiunta, è importante procedere con ispezioni annuali, ed eventuale bonifica, effettuate da personale specializzato.
