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Come prevenire i virus negli ambienti chiusi: tecnologie e buone pratiche

Prevenire l’accumulo dei virus negli ambienti al chiuso rappresenta una sfida di notevole interesse comunitario. La recente pandemia di COVID-19, sostenuta dal virus SARS-CoV-2, ha evidenziato il ruolo, ai fini salutistici, degli spazi confinati e dell’aria indoor. Non a caso, le persone, trascorrono gran parte del loro tempo in ambienti chiusi, la cui salubrità è importante per contenere il rischio infettivo.

Nei paragrafi che seguono, ci soffermeremo sui virus respiratori e sui fattori che ne influenzano la pericolosità. Ci dedicheremo, successivamente, alle strategie per ridurre il rischio infettivo negli spazi confinati, con un riferimento specifico alla qualità dell’aria.

H2 Quali rischi nei luoghi chiusi

Derivando dagli individui infetti, che li espellono nell’ambiente mediante tosse e starnuti, i virus respiratori si accumulano come bioaerosol nell’aria indoor, dove restano in sospensione anche per molte ore. Ciò è tanto vero per gli spazi poco ventilati, che possono impattare in modo significativo sulla diffusione delle malattie infettive.

Come accennato poco fa, gli individui esercitano al chiuso moltissime attività quotidiane, per motivi professionali, familiari o di svago. Per tale motivo, la qualità dell’aria indoor può influenzare la salute delle persone, ma anche modificare i livelli di benessere percepito e la produttività. Tra le altre cose, e in modo ancor più marcato nel post-pandemia, la stima della qualità dell’aria si rende un elemento imprescindibile della valutazione dei rischi infettivi legati al lavoro.

H3 Trasmissione virale e fattori implicati

Determinati fattori ambientali, quali l’umidità relativa e la temperatura, agiscono in modo cruciale sull’efficienza dei virus, e dunque sull’infettività, sulla sopravvivenza ambientale e sui livelli di trasmissione di questi patogeni. Essi possono, inoltre, compromettere le capacità difensive delle vie respiratorie umane, ostacolando, in particolare, una buona clearance mucociliare.

Alcune osservazioni mirate, relative ai virus SARS-CoV, SARS-CoV-2 e MERS-CoV, riportano che valori di umidità relativa tra il 40% e il 50%, associati a valori di temperatura tra 20 °C e 25 °C, siano in grado di preservare la vitalità di tali agenti. D’altro canto, dati ulteriori suggeriscono che temperature superiori ai 30°C e un’umidità relativa non superiore al 78% possano abbattere la trasmissione del SARS-CoV-2.

Per quanto concerne i virus influenzali, si evidenzia una trasmissione efficiente a basse temperature (intorno ai 5 °C), mentre si descrive come sfavorevole la temperatura di 30 °C. Osservazioni sull’umidità relativa, nel contesto dello stesso studio, mostrano che le percentuali più basse (20% – 35%) favoriscono la diffusione virale più di quanto lo facciano percentuali di umidità più elevate.

In sostanza, è auspicabile la conservazione di tali parametri nell’ambito di intervalli ben definiti, al fine di ridurre, negli ambienti al chiuso, le potenzialità di trasmissione virale.

H2 Soluzioni classiche e innovative

Le soluzioni innovative che si susseguono nel tempo, lungo un percorso tecnologico in continua crescita, coesistono con le strategie più datate, semplici e intuitive. Queste possono, inoltre, integrarsi a vicenda, favorendo uno sfruttamento più sicuro degli ambienti al chiuso.

H3 Le strategie non tecnologiche contro i virus

  • Una prima soluzione per prevenire le infezioni virali consiste nel distanziamento fisico dagli individui presumibilmente infetti (poiché riconoscibili dai sintomi correlati alle infezioni respiratorie). Si tratta di una misura ampiamente applicata, nelle varie declinazioni sociali, per contenere il rischio di infezione legato al COVID-19. Diverse indagini, tra l’altro, ne hanno appurato l’efficacia sui livelli di trasmissione virale, sia nei luoghi ospedalieri, che sono ad alto rischio infettivo, sia negli ambienti non sanitari ad alta affluenza.
  • Distinguendosi come espediente di spicco nel periodo pandemico, l’utilizzo di mascherine per il viso rappresenta una modalità “non tecnologica”, ma dettata dal buon senso, per difendersi dai virus respiratori. Nell’ambito di un’indagine scientifica, i ricercatori ritengono che un buon utilizzo delle mascherine potrebbe ridurre il rischio di infezione fino a 10 volte. In linea generale, è preferibile associare questi dispositivi ad altre misure di protezione, siano esse correlate al comportamento delle persone (come il distanziamento), oppure ai metodi di purificazione dell’aria.
  • Una soluzione convenzionale, ma non scontata, per abbattere la concentrazione virale e rendere l’aria indoor più salubre, è la ventilazione degli ambienti. Questa si ottiene in modo naturale con l’apertura delle finestre o di porte che danno sull’esterno, favorendo il ricircolo e il ricambio dell’aria in modo piuttosto semplice.

H3 Innovazioni tecnologiche per la salubrità al chiuso

  • Laddove risulti necessario (es.: per assenza di finestre) o preferibile (es.: per temperature esterne poco compatibili con un ricambio frequente o continuo), la ventilazione può essere ottenuta anche con mezzi artificiali. Un ottimo espediente deputato al ricambio dell’aria consiste nella ventilazione meccanica controllata (VMC). Il suo funzionamento di base prevede il prelievo dell’aria “viziata” dall’interno e l’immissione di aria pulita dall’esterno. Molto spesso, questi dispositivi vantano un sistema integrato di monitoraggio dell’aria, utile nel valutare i livelli interni di umidità, temperatura e anidride carbonica.
  • L’innovazione tecnologica ha permesso di sviluppare dei sistemi di filtrazione ad alta efficienza, noti come filtri HEPA (High Efficiency Particulate Air). Componendosi di microfibre, essi si differenziano in vari livelli (classi) di filtraggio, fino alla classe H14, che trattiene il 99,995% dei contaminanti in sospensione. Questi filtri vengono impiegati anche per rimuovere gli agenti virali in bioaerosol, poiché efficaci contro le particelle molto piccole (0,1 – 0,2 micron). Sulla base di indagini dedicate, i filtri HEPA appaiono altamente performanti, soprattutto negli ambienti poco soggetti a ventilazione. Secondo uno studio, i filtri HEPA sono cruciali nel ripristinare la salubrità dell’aria indoor, ridimensionando, di gran lunga, il rischio infettivo correlato ai virus respiratori.
  • Un’altra strategia valida, per ridurre i pericoli virali connessi agli spazi chiusi, viene rappresentata dalle radiazioni UV-C. È stato suggerito, tuttavia, che associare i dispositivi UV-C al buon ricircolo dell’aria sia preferibile, oltre che più efficace, rispetto al solo utilizzo di lampade più potenti. Tra le altre cose, l’affiancamento di ventilazione e luce ultravioletta si è mostrato vincente nel ripulire l’aria indoor dal SARS-CoV-2.
  • Notevoli, in tale contesto, anche i dispositivi basati sul potere neutralizzante delle microonde, come accenneremo nel prossimo paragrafo.

H2: L’efficacia dei dispositivi a onde magnetiche

La neutralizzazione dei virus mediante microonde si basa su meccanismi di risonanza vibrazionale. Gli apparecchi che sfruttano questa tecnologia emettono microonde dotate di frequenza specifica, capaci di indurre stress meccanico nelle particelle virali. Come diretta conseguenza, essi danneggiano l’involucro esterno dei virus, compromettendo l’integrità generale dei patogeni. L’efficacia di tali strumenti, in ogni caso, dipende dalla tipologia virale target, oltre che dalla frequenza applicata e dai tempi di esposizione.

Rispetto ad altre tecnologie attuali, gli apparecchi a microonde sono innocui per l’uomo, mentre vantano una capacità neutralizzante più elevata. Ampiamente applicate a vari ambiti, spaziando dal settore industriale all’ambiente domestico, le microonde si prestano all’inattivazione microbica su diverse matrici, compresi l’acqua e gli alimenti. Nella purificazione dell’aria dalle particelle virali, la strategia in questione può affiancarsi in modo sinergico ad altre strategie inattivanti, come le radiazioni ultraviolette.

Anche i dispositivi realizzati da e4life generano un campo elettromagnetico oscillante, inattivando i virus in bioaerosol in modo quasi istantaneo, e agendo con un’efficacia più elevata del 90%. Essi si collocano nel più vasto ambito della sanificazione non chimica degli ambienti, e si prestano a diverse esigenze, compresa l’applicazione alle aziende zootecniche. Nel suo insieme, tale tecnologia risponde alla filosofia One Health, mirata al benessere umano e animale, nel contesto di un ambiente salubre.

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