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L’andamento dell’influenza 2026: i dati del picco stagionale

influenza 2026

Influenza 2026: strategie di biosicurezza per il picco invernale

Nel periodo corrente, collocato in piena stagione influenzale, il nostro Paese si prepara al picco dei contagi, subendo un andamento epidemico piuttosto intenso. La stagione 2025-2026, non a caso, si è preannunciata alquanto problematica, impattando sul benessere collettivo e sulle capacità del sistema sanitario nazionale.

Nei paragrafi che seguono, guarderemo ai dati attuali della stagione epidemica, soffermandoci su alcune dinamiche che favoriscono la diffusione dei virus. Dunque, presenteremo alcuni strumenti innovativi per una protezione efficace.

In modo coerente con le previsioni, la stagione influenzale 2025-2026 si è confermata nella sua criticità su tutto il territorio italiano. Tenendo conto delle comunicazioni più recenti, curate dal sistema di sorveglianza integrata RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), la prima settimana di gennaio 2026 ha visto un’incidenza importante di infezioni respiratorie acute, con 14,1 casi per 1.000 assistiti. Nonostante un’attenuazione lieve rispetto al periodo natalizio, gli addetti ai lavori hanno previsto una risalita ulteriore, in corrispondenza delle attività feriali (es.: riapertura delle scuole e degli uffici).

Le indagini sui virus circolanti mostrano la predominanza dei virus influenzali di tipo A, che rappresentano la stragrande maggioranza dei casi di malattia. Gli studi di sequenziamento rivelano una presenza notevole del sottotipo A(H3N2), con il subclade K in primis, seguito dal sottotipo A(H1N1)pdm09. Come è intuibile, la compresenza di ceppi differenti sostiene l’incidenza e preme sul sistema sanitario.

Tra le altre cose, l’andamento geografico dei contagi appare eterogeneo. In Campania (20,53 casi/1.000), in Sicilia (19,41 casi/1.000) e nelle Marche (18,52 casi/1.000), per esempio, la situazione è decisamente complessa, con uno spiccato aumento degli accessi al pronto soccorso e dei ricoveri per sintomatologia respiratoria.

Un aspetto non trascurabile riguarda le forme severe: la gran parte delle polmoniti trattate in terapia intensiva corrisponde a soggetti non vaccinati. Da ciò si evince la notevole importanza dei vaccini antinfluenzali, raccomandati dal Ministero della Salute per le fasce a rischio (come anziani, malati cronici e soggetti immunocompromessi), mentre persiste un’adesione piuttosto scarsa alle campagne annuali.

Perché gli uffici e le scuole sono i principali cluster influenzali

Le modalità di trasmissione dei virus respiratori, come l’influenza, il SARS-CoV-2 e il virus del raffreddore, dipendono anche dalle caratteristiche degli ambienti. Gli spazi al chiuso, soprattutto se ad alta affluenza e poco ventilati, costituiscono luoghi ideali per l’accumulo dei virus in bioaerosol. Scuole, università e uffici, dove le persone si aggregano e interagiscono in modo costante, si rivelano dei veri e propri cluster (focolai) epidemici.

La riapertura delle scuole, a seguito delle pause annuali, è un noto fattore di amplificazione. Gli esperti sottolineano come il rientro a scuola di milioni di studenti, insegnanti e personale ausiliario, generi un contesto imponente di trasmissione virale. Studi condotti sull’influenza, in particolare, hanno dimostrato che i bambini formano un serbatoio notevole del virus, contribuendo alla sua propagazione nella comunità. L’incidenza triplicata nella fascia di età 0-4 anni, rispetto alla popolazione generale, ne è la prova più evidente.

In ambito lavorativo lo scenario è simile. Gli strumenti comuni (es.: telefoni, mouse, ecc.), nonché le superfici condivise (come scrivanie, interruttori e maniglie) sono veicoli di trasmissione indiretta, dal momento che le particelle virali persistono su di esse per ore o giorni. La vicinanza interpersonale, le riunioni in spazi ridotti e i sistemi di climatizzazione senza filtraggio fomentano il rischio infettivo.

Micro-droplet e persistenza dei virus respiratori nell’aria ferma

Quando un soggetto infetto parla, tossisce o starnutisce, emette anche delle particelle virali intorno a sé. Queste diffondono nello spazio sotto forma di:

  • Droplets(goccioline): particelle relativamente grandi (diametro > 5-100 micron). In ragione del loro peso, queste precipitano nell’intervallo di uno o due metri, depositandosi sulle superfici vicine.
  • Aerosol (o micro-droplet): si tratta di particelle molto più piccole (diametro < 5 micron), capaci di restare in sospensione per ore e di depositarsi a oltre due metri di distanza. I tempi di “permanenza” nell’aria, tra l’altro, aumentano per gli spazi poco ventilati.

Indagini scientifiche, come quelle effettuate sul SARS-CoV-2, hanno evidenziato che il virus può restare vitale in bioaerosol per oltre 3 ore. Ferme restando le peculiarità di ciascun patogeno, il comportamento di base resta valido per tutti i virus respiratori.

Pur essendo rilevante, il distanziamento interpersonale non basta a proteggere gli individui dai virus dispersi nell’aria indoor e/o depositati sulle superfici. Inoltre, se un soggetto infetto permane in uno spazio al chiuso, la concentrazione virale nell’aria aumenta nel tempo, esponendo le altre persone presenti al rischio di contagio.

I limiti della ventilazione naturale durante i mesi freddi

La prima raccomandazione per diluire i virus in bioaerosol è quella di aprire spesso le finestre, consentendo una buona ventilazione naturale. Tuttavia, ciò può rendersi disagevole nei mesi invernali, per i motivi descritti in seguito.

  • Dispersione termica e costi energetici: aprire le finestre in inverno si traduce nella dispersione del calore stipato negli spazi al chiuso, sovraccaricando i dispositivi di riscaldamento e incrementando i costi in bolletta.
  • Discomfort e salute: le correnti d’aria fredda costituiscono un disagio importante per chi frequenta gli ambienti, determinando un’apertura poco frequente delle finestre. Questo è un aspetto non trascurabile per aree di lavoro e spazi didattici, dove conservare una temperatura gradevole favorisce la produttività.
  • Inefficienza della pratica: per un ricambio d’aria ottimale e un raffreddamento non eccessivo delle pareti, sarebbe auspicabile una “ventilazione d’urto”. In altre parole, occorrerebbe aprire le finestre del tutto, per almeno 5 o 10 minuti, più volte in un giorno. Si tratta, tuttavia, di una pratica poco attuabile, poiché non sempre compatibile con il benessere di tutti gli occupanti. Tenere sempre le finestre socchiuse, d’altro canto, si rende dispendioso, oltre che poco efficace.

In tale contesto, si evince la necessità di soluzioni alternative, in grado di garantire la

salubrità dell’aria senza intaccare il comfort ambientale e/o gravare sui costi.

Dalla difesa passiva alla protezione attiva: la soluzione e4life

Gli strumenti tradizionali di biosicurezza, quali il distanziamento, le mascherine facciali e la ventilazione, costituiscono espedienti di difesa “passiva”. Essi limitano le probabilità di contagio, pur presentando alcuni limiti, come quelli accennati in precedenza. Il progresso tecnologico, d’altra parte, ha dato il via alle strategie di protezione attiva. Nelle varie declinazioni, queste permettono di agire sugli agenti virali che si accumulano negli ambienti, inattivandoli. Ecco, di seguito, alcune soluzioni ad oggi disponibili.

  • FiltriHEPA(High Efficiency Particulate Air): un filtro HEPA classificato come H14 può catturare il 99,995% delle particelle in sospensione, fino a 0,1-0,2 micron. Pur rientrando in questo gruppo, i virus in bioaerosol non vengono inattivati. Tra le altre cose, i filtri in questione richiedono una sostituzione periodica.
  • RaggiUV-C: in virtù della sua lunghezza d’onda, la radiazione ultravioletta è nociva per il materiale genetico dei virus e può quindi inattivare questi patogeni. Tuttavia, si tratta di un espediente pericoloso per l’uomo, laddove si verifichi un’esposizione diretta.
  • Ossidazione Fotocatalitica (PCO): tale tecnologia si avvale di un catalizzatore (biossido di titanio, TiO₂) e della luce UV per la generazione di radicali ossidrili. Questi ultimi, in termini molto semplici, sono lesivi per i patogeni dispersi nell’ambiente. Pur essendo interessante, la PCO conduce a sottoprodotti dannosi per l’uomo, come la formaldeide.

Nell’ambito della protezione attiva si colloca anche la tecnologia di e4life, che ha visto le proprie origini durante la pandemia di COVID-19. Basandosi su un principio differente rispetto a quelli indicati poco fa, essa vanta requisiti di efficacia, sicurezza e convenienza.

Come la tecnologia a risonanza abbatte la carica virale in tempo reale

I dispositivi e4life funzionano con la tecnologia e4shield™, che si avvale del fenomeno SRET (Structure Resonant Energy Transfer) per inattivare i virus. Ecco una spiegazione basilare del meccanismo:

  • gli apparecchi emettono un campo elettromagnetico, a bassa intensità e a frequenze specifiche, mirato all’interazione con i virus respiratori;
  • le onde elettromagnetiche in oggetto, che sono innocue per gli occupanti dell’ambiente, colpisconol’involucroesternodeivirus, inducendo in esso una “risonanza vibrazionale”;
  • questo fenomeno si traduce in uno stress meccanico, e dunque in un danno strutturale irreversibile a carico della particella virale, che risulta dunque inattivata.

Passiamo, adesso, ai vantaggi della tecnologia punto per punto.

  • Sicurezza per gli utenti: le radiazioni emesse dagli apparecchi si caratterizzano per una bassa potenza, che è inferiore, per esempio, a quella della rete Wi-Fi. In modo importante, i dispositivi vantano certificazioni CE e SAR (Specific Absorption Rate),

garantendo un utilizzo in sicurezza per le persone e gli animali.

  • Efficacia comprovata: test di elevato rigore, effettuati da istituti prestigiosi (Ospedale Militare del Celio, ViroStatics, Università degli Studi di Milano, Università di Genova), hanno evidenziato una capacità di inattivazione virale che supera il 90%. Tra i patogeni considerati rientrano il SARS-CoV-2 (e relative varianti) e i virus dell’influenza stagionale.
  • Azionecontinua:l’azione neutralizzante dei dispositivi si rende istantanea e continua, coprendo, nella versione per ambienti, fino a 50 mq.
  • Nessun sottoprodotto dannoso: la tecnologia in questione si distingue dalle altre per l’assenza di sottoprodotti nocivi, come la già citata formaldeide. Tra le altre cose, essa non si avvale, per il suo funzionamento, di filtri da sostituire o di componenti chimici addizionali.
  • Approccio “One Health”: per lo sviluppo della tecnologia, e4life ha seguito la filosofia “One Health”, riconoscendo l’interconnessione tra i viventi e l’ambiente e priorizzando la salute collettiva nella sua totalità.
  • Cambio di paradigma: e4shield™ si propone come una soluzione attiva al rischio infettivo, dove la minaccia virale viene neutralizzata da una “nuvola” di biosicurezza che agisce in tempo reale.

Domande frequenti (FAQ)

Quando si raggiunge solitamente il picco influenzale in Italia?

Di solito, il picco epidemico nel nostro Paese si osserva tra fine gennaio e inizio febbraio. Tuttavia, la stagione influenzale 2025-2026 si è distinta per una circolazione virale importante già nei primi di dicembre.

Come posso ridurre il contagio in ufficio senza disperdere il calore?

Una modalità efficace associa ricambi d’aria frequenti all’applicazione di espedienti di protezione attiva. I dispositivi e4life, per esempio, neutralizzano i virus in bioaerosol in modo continuo, rendendo meno cruciale l’apertura frequente delle finestre.

La tecnologia e4life è efficace contro tutti i ceppi influenzali?

Sì, la tecnologia e4shield™ si rivela vincente contro diversi virus respiratori e relative varianti. Non a caso, il suo principio di funzionamento è fisico e non biologico (come invece lo è per i vaccini, che richiedono un aggiornamento periodico).

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