
L’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI),di sottotipo H5N1, è un virus influenzale che circola prevalentemente tra uccelli selvatici e pollame. Negli ultimi anni, inoltre, questo patogeno ha compiuto ripetuti “salti di specie” verso mammiferi,inclusi bovini, gatti domestici e, in casi isolati, l’uomo. Nel 2025-2026, in effetti, è stato documentato il primo caso umano al mondo associato al sottotipo H5N5. Ad oggi, in ogni caso, il rischio per la popolazione generale resta basso, mentre spicca quello diretto e concreto per la biosicurezza degli allevamenti avicoli.
Cos’è l’influenza aviaria e perché se ne parla nel 2026
Nell’anno in corso, i rischi correlati all’influenza aviaria costituiscono un tema ricorrente, in ragione di focolai recenti e segnali preoccupanti di evoluzione virale. Tuttavia, i ceppi di aviaria non sono tutti uguali, distinguendosi tra loro per il livello di patogenicità.
HPAI vs LPAI: alta e bassa patogenicità
I virus dell’influenza aviaria vengono classificati in base alla gravità della malattia che provocano nel pollame: i ceppi ad alta patogenicità (HPAI, Highly Pathogenic Avian Influenza) causano una mortalità elevata e rapida negli allevamenti, mentre i ceppi a bassa patogenicità (LPAI) determinano, generalmente, forme più lievi. Dal 2020, in particolare, circola il clade H5 2.3.4.4b, che ha causato un numero senza precedenti di morie tra uccelli selvatici e pollame in Africa, Asia, Europa e, dal 2021-2022, nelle Americhe.
I sottotipi H e N: come si classificano i virus influenzali A
I virus dell’influenza di tipo A vengono classificati in base a due proteine di superficie, l’emoagglutinina (H) e la neuraminidasi (N): da qui nomenclature come H5N1 o H5N5. Le combinazioni H e N possono riassortire tra loro, dando origine, nel tempo, a nuovi sottotipi con caratteristiche diverse in termini di trasmissibilità e patogenicità.
Il salto di specie: dagli uccelli ai mammiferi all’uomo
Il salto di specie, o spillover, è il processo che permette a un agente virale di infettare un ospite diverso da quello abituale, superando la barriera di specie. Ciò può verificarsi in seguito a mutazioni del genoma virale, che, di fatto, favoriscono fenomeni di adattamento. Tale meccanismo, in modo importante, viene agevolato dai contatti ravvicinati tra animali di specie diverse e/o tra animali ed esseri umani.
H5N1 nei bovini da latte e nei gatti: i casi recenti
A partire dal 2024, il virus H5N1 clade 2.3.4.4b si è diffuso nei bovini da latte negli Stati Uniti, con il contagio di alcuni lavoratori agricoli a contatto diretto con animali infetti. In parallelo, sono stati documentati casi in gatti domestici, spesso collegati al consumo di alimenti crudi contaminati dal virus.
Il primo caso di trasmissione gatto-uomo confermato (maggio 2026)
Uno studio pubblicato dai CDC sul Morbidity and Mortality Weekly Report ha documentato la prima evidenza sierologica di trasmissione di H5N1 da un gatto domestico infetto a un professionista veterinario, nella contea di Los Angeles, tra dicembre 2024 e gennaio 2025. La persona coinvolta, che è risultata positiva agli anticorpi specifici ed è rimasta asintomatica,non aveva indossato protezioni adeguate per occhi e vie respiratorie durante l’esposizione. Tutti i gatti coinvolti nel focolaio, tra l’altro, avevano consumato latte e carne crudi, poi risultati positivi al virus.
H5N5 nell’uomo: cosa sappiamo del nuovo sottotipo
Nel novembre 2025, lo stato di Washington (USA) ha registrato il primo caso umano al mondo di infezione da HPAI A(H5N5), in un allevatore di pollame domestico affetto da problematiche di salute preesistenti. Il paziente è deceduto il 21 novembre 2025, circa 28 giorni dopo l’esordio dei sintomi, per insufficienza respiratoria. Il sequenziamento genetico del CDC (20 novembre 2025) ha confermato che si trattava di un virus A(H5N5) mai identificato prima nell’uomo. Le indagini eseguite sui contatti stretti individuati, tuttavia, non hanno mostrato evidenza di trasmissione interumana.
Perché gli esperti monitorano il rischio pandemico
Ogni salto di specie rappresenta un’occasione in più per il virus di adattarsi a un nuovo ospite. Per tale motivo, le autorità mantengono una sorveglianza continua sui casi umani di H5N1 e H5N5, sebbene, ad oggi, non vi siano evidenze di una trasmissione virale efficiente da persona a persona.
Come si diffonde negli allevamenti
L’ingresso e la diffusione del virus aviario all’interno degli allevamenti è un problema attuale e di notevole portata. Ecco, di seguito, un accenno a modalità e conseguenze.
Vie di trasmissione: contatto, contaminazione e aerosol negli ambienti confinati
Negli allevamenti avicoli, il virus si diffonde per contatto diretto con animali infetti o con le loro secrezioni; per contaminazione indiretta (attrezzature, mezzi di trasporto, personale, indumenti); tramite particelle virali aerodisperse, negli ambienti confinati ad alta densità animale. La combinazione di affollamento, ricambio d’aria limitato e materiale organico contaminato rende gli ambienti di allevamento al chiuso un contesto ad alto rischio di diffusione virale.
Mortalità e impatto economico per il settore avicolo
I focolai di HPAI causano mortalità elevata e rapida nel pollame, con abbattimenti sanitari obbligatori nelle aree colpite e un impatto economico significativo per gli allevamenti, tra costi diretti (perdita di capi, fermo produttivo) e indiretti (restrizioni commerciali, misure di zona di protezione e sorveglianza).
Biosicurezza: prevenire l’ingresso e la diffusione del virus
Alla luce dell’andamento in corso, è opportuno ottimizzare le strategie di prevenzione, attraverso un auspicabile approccio integrato. A tal proposito, non mancano linee guida di importanza nazionale, a cui associare delle soluzioni aggiuntive di potenziamento.
Le misure di biosicurezza previste dalla normativa nazionale
In Italia, le modalità applicative delle misure di biosicurezza negli allevamenti avicoli sono disciplinate dal Decreto del Ministero della Salute del 30 maggio 2023, che definisce requisiti strutturali, gestionali e comportamentali per prevenire l’ingresso e la diffusione dei virus influenzali negli allevamenti. Il Ministero della Salute adotta, ogni anno, anche un piano di sorveglianza nazionale, che prevede controlli sia negli allevamenti sia sugli uccelli selvatici.
Il controllo della carica virale nell’aria degli ambienti di allevamento
Accanto alle barriere fisiche (recinzioni, filtri anti-intrusione, zone filtro) e ai protocolli operativi (cambio indumenti, disinfezione mezzi, controllo accessi) previsti dalla normativa, la gestione della qualità dell’aria all’interno dei capannoni di allevamento è un fattore aggiuntivo. Per tale scopo, è possibile sfruttare espedienti all’avanguardia, come i dispositivi sviluppati da e4life e, in particolare, la versione e4life farm, progettata per le aziende zootecniche. Emettendo onde elettromagnetiche a specifica frequenza, il dispositivo neutralizza le minacce virali disperse in bioaerosol, pur rivelandosi innocuo per il bestiame e gli operatori.
FAQ — Domande frequenti
- L’influenza aviaria H5N1 si trasmette all’uomo?
Sì, ma in casi rari e generalmente a seguito di un contatto stretto con animali infetti (pollame, bovini da latte, in un caso documentato anche un gatto domestico). Non è stata identificata una trasmissione efficiente da persona a persona; il rischio per la popolazione generale resta basso secondo OMS e CDC.
- Cos’è il virus H5N5 e perché preoccupa?
H5N5 è un sottotipo di influenza aviaria ad alta patogenicità per cui, nel novembre 2025, è stato registrato nello stato di Washington (USA) il primo caso umano al mondo, purtroppo con esito fatale. Preoccupa perché rappresenta un ulteriore esempio di salto di specie da monitorare, anche se al momento non risulta trasmissione interumana.
- L’aviaria può diventare una pandemia?
Al momento, il rischio è considerato basso, perché non è stata documentata una trasmissione efficiente da persona a persona per nessuno dei sottotipi H5 attualmente monitorati. La sorveglianza resta comunque alta perché ogni salto di specie è un’occasione di adattamento del virus da tenere sotto controllo.
- Come si trasmette l’influenza aviaria negli allevamenti?
Negli allevamenti la trasmissione avviene per contatto diretto con animali infetti, per contaminazione indiretta tramite attrezzature, mezzi e personale, e, in ambienti confinati ad alta densità, anche tramite particelle aerodisperse contenenti il virus.
- Quali sono le misure di biosicurezza obbligatorie per gli allevamenti avicoli?
In Italia le misure sono definite dal Decreto del Ministero della Salute del 30 maggio 2023 e comprendono zone filtro e controllo degli accessi, recinzioni anti-intrusione, pulizia e disinfezione di mezzi e attrezzature, gestione controllata degli animali in ingresso e piani di sorveglianza sanitaria.
- Si può ridurre la carica virale nell’aria di un allevamento?
La gestione della qualità dell’aria, tramite ventilazione controllata e, come misura complementare, tecnologie di trattamento/inattivazione dell’aria, può contribuire a ridurre la carica virale aerodispersa negli ambienti di allevamento ad alta densità animale, sempre in abbinamento e non in sostituzione delle misure di biosicurezza previste dalla normativa.
