
L’influenza aviaria, con un riferimento specifico al ceppo H5N1, si colloca tra gli argomenti sanitari di interesse globale. Non a caso, il virus si distingue per le sue capacità di adattamento, rivelandosi una minaccia concreta per la salute di tutti.
In questo articolo descriveremo la situazione attuale, in relazione al rischio pandemico e alle misure di prevenzione.
Cos’è l’influenza aviaria (H5N1) oggi: definizione e che cosa è cambiato
L’influenza aviaria è una patologia virale che colpisce gli uccelli, sia da allevamento che selvatici. Essa è decisamente contagiosa, e viene sostenuta da virus influenzali di tipo A. Il ceppo H5N1, in particolare, si distingue per la sua spiccata patogenicità, che si traduce in una mortalità molto elevata tra il bestiame colpito. Identificato ormai da anni, questo virus mostra, ad oggi, abilità sempre maggiori nel “saltare” da una specie all’altra. Un esempio concreto di tale andamento è rappresentato dal ceppo A(H5N1) con genotipo B3.13, isolato per la prima volta nei bovini da latte statunitensi. Eventi di questo tipo riflettono la natura “mutevole” del patogeno, che sviluppa affinità per nuovi ospiti animali e si avvicina, in maniera graduale, anche all’ospite umano.
La situazione epidemiologica 2024-2025: focolai in Italia ed Europa
Negli ultimi anni, e in particolare nella stagione 2024-2025, si sono accumulate diverse segnalazioni di influenza aviaria ad alta patogenicità, sia tra le specie selvatiche che tra le specie da allevamento. I paesi europei coinvolti sono stati 31, per lo più rientranti nell’area centrale, occidentale e sud-orientale del continente. Non sono mancati, nel periodo di riferimento, casi di infezione tra i gatti domestici.
Per quanto concerne l’Italia, partendo dall’autunno del 2024, vari focolai di H5N1 sono stati identificati nel Nord del Paese. Si tratta, non a caso, di zone collocate lungo le rotte migratorie, ma anche della sede preferenziale di molti stabilimenti zootecnici. L’ultimo aggiornamento, relativo al 28 novembre 2025, ha mostrato focolai ulteriori, sempre concentrati nel Settentrione. Contestualmente non manca, e si rende necessaria, l‘applicazione di opportune misure di controllo, come l’abbattimento del bestiame infetto e la creazione di zone di sorveglianza.
H5N1 e salti di specie: perché se ne parla (uccelli, bovini, altri mammiferi)
Il salto di specie (o spillover) è il meccanismo con cui un virus acquisisce nuove capacità infettive, rappresentando un pericolo concreto per nuove specie ospiti. In relazione all’influenza aviaria, tale processo costituisce l’elemento portante di un pericolo globale, soprattutto alla luce degli ultimi sviluppi. Il salto più allarmante è stato quello citato in precedenza, relativo all’epidemia americana nei bovini da latte. In quel contesto, in effetti, il virus ha dato prova di un’importante capacità di trasmissione tra mammiferi.
Si sono verificati, successivamente, altri salti di specie, come quello nei gatti entrati in contatto con il latte dei bovini infetti, o come quelli segnalati in altre specie da allevamento (es.: capre). Non sono mancati, tra l’altro, casi di infezione tra i mammiferi selvatici, comprese le specie marine.
Rischi per l’uomo: quanto è probabile il contagio e quali sono i sintomi
Nonostante la circolazione non trascurabile del virus H5N1 tra le specie animali, la trasmissione all’uomo resta un evento raro. In modo intuibile, il rischio aumenta per le persone esposte a livello professionale (es.: allevatori, addetti alla manipolazione della carne cruda, veterinari, ecc.).
Tra il 2024 e il 2025 sono stati identificati, negli Stati Uniti, 70 casi umani, per lo più a decorso lieve. I sintomi hanno colpito soprattutto la zona oculare, le vie aeree e il tratto gastrointestinale, ma i soggetti hanno mostrato anche un rialzo febbrile, mal di testa e dolori muscolo-scheletrici. Si sono verificati, tra i soggetti anziani e/o i malati pregressi, un decesso e alcuni ricoveri.
Ad oggi, una trasmissione efficiente del virus tra gli umani non è stata documentata. Casi sospetti, e molto rari, sono limitati a contesti familiari, dove un contatto molto stretto potrebbe aver favorito tale scenario. I sistemi di sorveglianza, tuttavia, continuano a monitorare attivamente la comparsa di nuove mutazioni, agendo in prevenzione sul rischio di pandemia.
Come si trasmette: vie di esposizione e comportamenti a rischio
La trasmissione verso l’uomo del virus aviario si verifica, per lo più, mediante il contatto diretto con animali infetti e/o ambienti contaminati. Ecco, di seguito, un riassunto delle situazioni di rischio:
Vie di contagio:
- Contatto diretto: con specie aviarie o altri animali infetti, sia vivi che morti.
- Contatto indiretto: mediante gli ambienti, le superfici e gli oggetti contaminati da materiale biologico infetto.
- Inalazione di bioaerosol: l’aria indoor delle aree di allevamento può presentare una concentrazione elevata di virus in bioaerosol, favorendo il contagio per inalazione.
Categorie a rischio:
- Lavoratori del settore avicolo e zootecnico: come allevatori, veterinari e addetti alla macellazione.
- Veterinari e personale sanitario: attraverso le mansioni di assistenza e indagine epidemiologica.
- Proprietari di pollame da cortile: anche le specie avicole “domestiche” rappresentano un rischio potenziale.
- Cacciatori e birdwatcher: mediante la manipolazione non in sicurezza di carcasse animali.
Sicurezza alimentare: carne, uova e latte sono sicuri?
In relazione al rischio di aviaria, il consumo di alimenti di origine animale può sollevare alcuni interrogativi. Vedremo, tra poco, come garantirne la sicurezza.
Per quanto concerne la carne avicola, è importante cuocerla in modo ottimale, sottoponendola a temperature pari o superiori a 70°C. Una procedura corretta prevede il raggiungimento di questi valori in tutte le parti dell’alimento, anche in quelle più interne. Lo stesso criterio viene applicato alle uova, che risultano sanificate dopo la completa solidificazione di tutte le loro parti. Il latte, a sua volta, richiede un processo ad hoc di pastorizzazione.
È opportuno specificare, in tale contesto, che la refrigerazione e il congelamento non uccidono i patogeni già presenti sui cibi contaminati all’origine. La manipolazione di alimenti crudi, tra l’altro, predispone al rischio di cross-contaminazione, richiedendo l’applicazione di norme e procedure igieniche (es.: superfici e utensili dedicati, separazione di cibi crudi da cibi cotti, lavaggio frequente delle mani, ecc.).
Per informazioni più dettagliate, è possibile consultare il sito dell’Istituto Superiore di Sanità, nelle pagine dedicate alla questione.
Prevenzione: buone pratiche per cittadini e lavoratori esposti
Le misure preventive contro l’influenza aviaria prevedono, nell’ambito degli allevamenti, procedure mirate di sorveglianza sanitaria e biosicurezza. Allargando lo “spettro d’azione” ai cittadini, bastano il buon senso ed alcune precauzioni.
Per un livello di sicurezza accettabile, le categorie professionali a rischio devono attenersi a specifiche raccomandazioni, ecco quali:
- utilizzo di dispositivi di protezione individuale (DPI): come guanti, mascherine facciali (FFP2 o FFP3), occhiali schermanti e tute protettive, da indossare quando si è a contatto con gli animali e negli ambienti in cui questi vivono;
- misure di biosicurezza aziendali: come la sanificazione di mezzi di trasporto e attrezzature, la separazione tra aree pulite e sporche, il monitoraggio degli ingressi. In tale ambito, è bene intervenire anche con la sanificazione dell’aria indoor. Ciò si rende possibile, tra le altre cose, con i dispositivi a onde elettromagnetiche e4life farm, pensati e progettati per le realtà zootecniche.
- sorveglianza sanitaria: in relazione allo stato di salute individuale. In presenza di sintomi, ciascun soggetto deve mettersi in quarantena e informare le autorità sanitarie;
- vaccino antinfluenzale: vaccinarsi contro i virus influenzali stagionali abbatte il rischio di co-infezione (ovvero, di infezione congiunta di virus aviario e virus influenzale), e dunque di ricombinazione genetica tra virus diversi.
Ecco, infine, le raccomandazioni per i cittadini:
- non toccare animali malati o carcasse: mentre è opportuno segnalarne la presenza alle autorità sanitarie locali;
- igiene degli alimenti: procedere alla cottura accurata degli alimenti di origine animale, evitando il consumo di latte e derivati non pastorizzati. Prestare attenzione alla manipolazione in sicurezza dei cibi crudi;
- viaggi nelle aree a rischio: in tali zone, è bene evitare alcuni contesti critici, come i mercati di animali vivi. In linea generale, è opportuno applicare tutte le norme igieniche di base (es.: lavaggio frequente delle mani, uso di mascherine, ecc.), segnalando al medico curante, dopo il ritorno in patria, eventuali sintomatologie sospette.
Attenersi ad un approccio “One Health”, che evidenzia lo stretto legame tra la salute umana, animale e ambientale, è la modalità più completa per fronteggiare il rischio di influenza aviaria. Ciò si traduce, su scala più ampia, nella collaborazione continuativa tra diverse figure e competenze (medici, veterinari, professionisti del settore ambientale, ecc.), prevenendo la diffusione virale fino all’uomo.
Domande e risposte (FAQ)
L’influenza aviaria è pericolosa per l’uomo?
Ad oggi, il rischio per l’uomo resta basso. Alla luce delle ultime capacità acquisite, tuttavia, il virus aviario costituisce un rischio concreto per la salute globale, richiedendo misure rigorose di prevenzione.
Quali sono i sintomi nell’uomo?
I sintomi includono febbre, dolori muscolo-scheletrici e disturbi respiratori, ma anche congiuntivite e sintomi gastrointestinali. L’entità del decorso può variare da lieve a grave.
Come si prende l’aviaria?
Il contagio avviene soprattutto tramite il contatto diretto con avicoli vivi infetti o carcasse infette. In altri casi, il virus viene contratto attraverso superfici e oggetti contaminati da materiale biologico, ma anche mediante l’inalazione dei virus dispersi in bioaerosol.
Posso mangiare carne, uova e latticini in sicurezza?
Sì, purché si tratti di alimenti ben cotti in tutte le loro parti. Al contrario, è bene evitare i cibi parzialmente crudi, così come il latte non pastorizzato e derivati.
Cani e gatti possono ammalarsi?
Esistono dei casi documentati. Ai fini della prevenzione, è consigliabile non alimentare gli animali domestici con carne/latte crudi o poco cotti. Tra le altre cose, è bene impedire loro di entrare in contatto con animali selvatici e carcasse.
Che cosa succede con i bovini negli Stati Uniti?
Nel 2024 si è verificata un’epidemia di virus aviario H5N1 tra i bovini da latte. Tale evento ha incrementato i casi di diffusione tra mammiferi.
Dove seguire gli aggiornamenti ufficiali?
Fonti autorevoli, dotate di portali web sempre aggiornati, sono rappresentate dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), dal Ministero della Salute e dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe).
