
In un’era che non accetta compartimenti stagni, il concetto One Health nasce come una visione unificata della salute, riconoscendo che il benessere dei viventi non prescinde da un ambiente sano e viceversa.
In questo articolo accenneremo alle origini di questa filosofia, concentrandoci sulle sue applicazioni concrete per la salvaguardia della salute globale.
Origini e significato del concetto One Health
Partendo dalla sua traduzione letterale, “Una sola Salute”, il termine “One Health” indica la stretta interconnessione tra salute umana, animale e ambientale, con ripercussioni inevitabili sullo stato di benessere collettivo. Sebbene sia emerso con tutta la sua forza soltanto di recente, tale concetto mostra radici più lontane, come vedremo tra poco.
La nascita del termine e la sua diffusione
Le origini della visione One Health risalgono al diciannovesimo secolo, quando il medico e patologo tedesco Rudolf Virchow affermò: “tra la medicina animale e quella umana non ci sono linee di demarcazione, né dovrebbero esserci”. Egli coniò, dunque, il termine “zoonosi“, per indicare le malattie infettive trasmissibili tra animali e uomo.
In epoca più moderna, la filosofia One Health viene accennata nella seconda metà del ventesimo secolo. In quel periodo, l’epidemiologo veterinario Calvin Schwabe introdusse il termine “One Medicine”, unificando la medicina veterinaria e quella umana, e incoraggiando la mutua e proficua collaborazione tra le due discipline. Successivamente, nel ventunesimo secolo, tale visione si è evoluta, estendendosi anche alle piante, alla fauna selvatica e alle aree geografiche in cui queste convivono. È durante l’epidemia di SARS-CoV-1, tra il 2002 e il 2004, che il termine “One Health” si è affermato irreversibilmente. In quella fase, in effetti, i rischi per la salute umana correlati alle zoonosi si mostrarono con decisione. Ad oggi, la visione One Health è ampiamente riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), vantando una diffusione importante nel mondo medico-scientifico.
L’approccio multidisciplinare One Health
Il concetto One Health trova concretezza in un approccio multidisciplinare volto all’indagine e al controllo sulle malattie infettive. Gli aspetti implicati riguardano la gestione delle zoonosi e delle malattie tropicali, ma anche l’igiene alimentare, la sicurezza ambientale e la lotta alla resistenza antimicrobica. Ciascuna macroarea viene collegata alle altre, permettendo la condivisione di competenze, di nuove evidenze e di protocolli efficaci.
Salute umana, animale e ambientale: un legame indissolubile
L’interconnessione tra i viventi, e tra i viventi e l’ambiente, genera dinamiche di rischio reciproco. Esse, in epoca moderna, vengono affrontate con questa nuova visione d’insieme. Ecco, di seguito, alcuni esempi di tali dinamiche, con un riferimento specifico alle zoonosi e alle problematiche ambientali.
Zoonosi e rischio di nuove pandemie
Il contatto diretto (o indiretto) con animali infetti o portatori predispone l’uomo al rischio infettivo. Zoonosi ampiamente documentate comprendono la malaria, provocata da un parassita, così come il vaiolo delle scimmie e la rabbia, entrambe sostenute da virus. In genere, le zoonosi circolano tra gli animali e possono trasmettersi all’uomo, pur non “transitando” da un umano all’altro. Quando un virus animale subisce mutazione, tuttavia, esso può sviluppare nuove abilità infettive, come quella di trasmettersi molto efficacemente tra gli esseri umani. In modo rilevante, ciò pone le basi di una pandemia, come accaduto per il COVID-19. Il riconoscimento delle interconnessioni rischiose, oltre che dei fattori aggiuntivi in grado di amplificare il rischio (es.: invasione umana di habitat animali, commercio di animali selvatici, ecc.), costituisce un pilastro dell’approccio One Health.
Inquinamento e cambiamenti climatici
Sebbene la correlazione possa non rendersi subito evidente, il cambiamento climatico può impattare sulla trasmissione delle infezioni in modo non trascurabile. L’aumento delle temperature, per esempio, determina flussi migratori da zone che diventano inospitali, generando contatti uomo-animale maggiori e diversificati. Rispetto al passato, tale scenario favorisce le zoonosi e l’affermarsi di nuove varianti virali.
L’incompatibilità tra inquinamento e salute, d’altro canto, è nota a tutti. Le vie di impatto sono molteplici e ramificate. I veleni provenienti dalla produzione industriale, in particolar modo, possono contaminare le matrici ambientali, come il suolo, l’acqua e l’aria che respiriamo. A sua volta, la contaminazione chimica non tiene conto di alcun confine e si accumula lungo la catena alimentare, provocando patologie e mortalità tra i viventi. La comprensione di tali circostanze, così come la relativa gestione, rispondono chiaramente al paradigma One Health.
Esempi pratici di applicazione del modello One Health
Il complesso teorico della visione One Health si presta a diverse “sfide” sanitarie. Gli esempi che descriveremo dimostrano come la collaborazione tra professioni e l’approccio intersettoriale possano portare a risultati robusti e sostenibili.
Controllo dell’influenza aviaria e suina
La gestione delle epidemie è un esempio lampante di come gli addetti alla salute umana e animale debbano interfacciarsi per garantire la protezione reciproca. I virus influenzali, nello specifico, circolano tra umani, suini e specie avicole, distinguendosi per il tasso di mutazione e la marcata adattabilità. Virus come H5N1 (aviario) e H1N1 (suino) hanno generato eventi epidemici importanti, richiedendo misure di controllo più complesse, e di stampo One Health. Un approccio integrato prevede, nello specifico, le seguenti iniziative:
- Procedure di sorveglianza: gli addetti ai lavori si occupano del monitoraggio attivo sui gruppi animali a rischio (es.: uccelli selvatici, allevamenti suini e avicoli), al fine di identificare nuovi ceppi virali. Questa finalità si avvale, tra le altre cose, di tecniche di sequenziamento genetico.
- Biosicurezza: nell’ambito degli allevamenti vengono applicate misure per ridurre la trasmissione virale tra il bestiame. Queste includono standard igienici elevati e l’applicazione di barriere contro l’ingresso di animali selvatici.
- Sviluppo di vaccini mirati: una misura fondamentale, favorita dalla sorveglianza costante sui ceppi circolanti.
- Collaborazione tra autorità sanitarie: ciò si traduce nell’abbattimento del bestiame infetto, nel monitoraggio clinico delle persone potenzialmente esposte e nella vaccinazione del bestiame a rischio.
Gestione della resistenza antimicrobica
La resistenza antimicrobica (che comprende anche l’antibiotico-resistenza) è il fenomeno per cui i patogeni non rispondono più alle sostanze farmacologiche progettate per neutralizzarli. Tale meccanismo rappresenta un problema per la salute pubblica, dal momento che le infezioni diventano più difficili da contenere. Tra le altre cose, esso trova le sue cause in contesti diversi ma interconnessi, rispondendo ai criteri della visione One Health. La resistenza antimicrobica è causata dall’abuso di antibiotici, sia nell’ambito della salute umana (es.: utilizzo improprio, prescrizione medica eccessiva), sia nella gestione degli allevamenti. Inoltre, gli antibiotici residui, che provengono dagli organismi come componenti di scarto, finiscono nei reflui e contaminano acqua e suolo, favorendo lo sviluppo della resistenza anche tra i microbi ambientali. Gli interventi volti a contenere il fenomeno comprendono, in definitiva, i punti seguenti:
- Gestione degli antibiotici: garantire che gli antibiotici vengano prescritti e utilizzati con responsabilità e sensatezza.
- Meno antibiotici per gli allevamenti: favorire, invece, gli aspetti di prevenzione, rispettando le procedure igieniche, somministrando vaccini e curando il benessere animale nel suo insieme.
- Sorveglianza e monitoraggio: creare dei sistemi capillari per monitorare, tra i viventi e nell’ambiente, l’insorgenza e la diffusione di microbi resistenti.
- Prevenzione e controllo delle infezioni: curare l’igiene di base nell’ambito sanitario, ma anche a tutti i livelli della comunità, per ridurre il rischio infettivo e allontanare la necessità di cure farmacologiche.
- Ricerca e sviluppo: progettazione di nuovi antibiotici, trattamenti alternativi e/o naturali, e strumenti diagnostici rapidi per gestire al meglio i pericoli infettivi.
One Health e prevenzione: benefici per la società
La visione One Health permette di guardare alla salute pubblica con un approccio preventivo e non più subordinato alle malattie già conclamate. Ciò si rende benefico per la salute animale e umana, senza tralasciare aspetti di altro tipo, come la stabilità economica.
Migliorare la sicurezza alimentare
Nella visione One Health, la sicurezza alimentare è un elemento cruciale. La salubrità degli alimenti, non a caso, deriva da animali in salute e da ambienti non contaminati, consentendo di evitare molti pericoli infettivi. In tale ambito, l’approccio One Health prevede il controllo dei patogeni alla fonte (es.: con le vaccinazioni del bestiame da allevamento), un uso ridotto di pesticidi e farmaci veterinari, e l’affermarsi di un’agricoltura sostenibile.
In sostanza, favorire la salute degli animali e degli ambienti favorisce anche la salute umana. In aggiunta, ciò aiuta a prevenire i danni economici derivanti dall’abbattimento del bestiame e dal richiamo dei prodotti alimentari.
Monitoraggio ambientale e biodiversità
La biodiversità, da intendersi come l’insieme variegato delle forme viventi, è in grado di ostacolare la diffusione delle infezioni. Gli scienziati attribuiscono tale fenomeno al cosiddetto “effetto diluizione”, che ad oggi rappresenta un interessante oggetto di ricerca. Viene suggerito, nello specifico, che un ecosistema ricco di specie animali disponga di più ospiti diversi per i patogeni, e che molti di essi siano degli scarsi trasmettitori di infezione. In ultimo, ciò impedirebbe ai patogeni stessi di diffondersi con efficacia e raggiungere l’uomo. Al contrario, sembra che una bassa biodiversità incrementi la prevalenza di animali-ospiti efficienti (come i pipistrelli) favorendo il fenomeno del salto di specie. In modo evidente, ciò rappresenta un problema importante per la salute pubblica. Tenendo conto di questi aspetti, l’approccio One Health si avvale della conservazione della biodiversità e del monitoraggio ambientale come strumenti di prevenzione. Vediamo, nel seguente elenco, gli aspetti curati.
- Osservazione di specie “sentinella”: alcune specie viventi possono facilitare l’identificazione precoce delle infezioni o delle contaminazioni ambientali. Ciò si verifica per una particolare vulnerabilità facilmente osservabile.
- Salvaguardia degli habitat naturali: la conservazione ottimale degli ambienti preserva la biodiversità e si oppone alla propagazione delle zoonosi.
- Test sulle matrici ambientali: monitorare gli aspetti qualitativi di acqua, suolo e aria partecipa alla cura degli habitat e supporta il benessere di flora e fauna.
Tecnologie per supportare One Health
Seppur applicata con strumenti tradizionali ed efficaci, la visione One Health sfrutta anche l’avanzamento tecnologico. Vediamo, nelle prossime sezioni, di cosa si tratta.
Dispositivi contro la diffusione dei virus negli ambienti chiusi
La pandemia di COVID-19 ha posto in evidenza l’importanza dell’aria indoor e della sua qualità. Nella lotta alle infezioni e ai virus respiratori, la gestione degli ambienti al chiuso è un aspetto essenziale, collocandosi nel più ampio paradigma One Health. Descriveremo, tra poco, alcune soluzioni tecnologiche applicabili per tale scopo.
- Filtrazione dell’aria: i filtri HEPA (High-Efficiency Particulate Air), capaci di catturare oltre il 99,97% delle particelle in sospensione, sono ormai uno standard sia nei purificatori d’aria convenzionali sia nei sistemi avanzati per scuole, uffici e ospedali.
- Sanificazione con raggi UVC lontani: distinguendosi dalla comune luce UV-C, nociva per l’uomo, la luce UVC lontana (con lunghezza d’onda di 222 nm) può inattivare efficacemente i patogeni dispersi in bioaerosol senza penetrare nei tessuti umani. Questa opzione facilita la disinfezione continua negli ambienti condivisi e pubblici.
- Ventilazione meccanica e monitoraggio: i dispositivi moderni sono dotati di sensori che monitorano i valori di CO2: un indicatore del livello di ventilazione ambientale. Tali sistemi possono regolare in autonomia il flusso dell’aria, immettendo più aria dall’esterno quando l’affluenza è elevata. Tale sistema diluisce la concentrazione di possibili patogeni in sospensione.
- Onde elettromagnetiche: soluzioni all’avanguardia, come la strumentazione sviluppata da e4life, si basano sull’emissione di microonde a specifica frequenza. Queste vengono liberate nell’ambiente circostante e impattano sui virus, danneggiando la loro struttura in modo irreversibile. Si tratta di dispositivi altamente efficaci, oltre che sicuri per la salute umana, animale e ambientale.
Strumenti digitali e intelligenza artificiale
L’approccio One Health produce dati che richiedono una corretta elaborazione. Non mancano, a tal proposito, strumenti digitali deputati a tale scopo. Le applicazioni più impiegate comprendono quelle descritte nel prossimo elenco.
- Modellazione predittiva: gli algoritmi di intelligenza artificiale possono analizzare molti dati in tempo reale, come informazioni climatiche, documenti sulla sorveglianza epidemiologica, ecc. Ciò permette di rilevare i segnali di pandemia in modo precoce. In aggiunta, questi sistemi possono generare (o modellare) in anticipo scenari ipotetici di diffusione epidemica.
- Sorveglianza integrata: piattaforme digitali ad hoc permettono ai vari professionisti della salute di aggiungere nuovi dati sui casi di infezione. Nello stesso tempo, questi dati sono immediatamente disponibili per altri professionisti, in un meccanismo di condivisione continua.
- Biotecnologie molecolari e bioinformatica: le biotecnologie disponibili, come il sequenziamento genomico, permettono l’identificazione rapida di un eventuale patogeno, nonché la sua caratterizzazione in termini strutturali e funzionali. La bioinformatica, a sua volta, permette di analizzare dati ingenti e complessi, gettando anche le basi di futuri strumenti vaccinali.
- Telemedicina: le consulenze a distanza possono incrementare l’accesso al supporto medico, sia nel contesto umano che in quello veterinario. Ciò è particolarmente utile nella gestione dei casi infettivi, limitando l’esposizione umana e la diffusione delle infezioni.
FAQs
Cosa significa One Health in parole semplici?
Il termine One Health descrive il legame indissolubile tra salute umana, animale e ambientale. Queste non vengono più considerate separatamente, ma come ambiti che dipendono tra loro.
Quali malattie rientrano nell’approccio One Health?
La visione One Health può estendersi agli aspetti patologici nel loro insieme. Le malattie infettive, per esempio, rappresentano una macroarea di spicco tra le problematiche affrontate.
Perché l’OMS promuove il concetto One Health?
L’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce il concetto One Health per le sue implicazioni salutistiche. La filosofia in questione, non a caso, concepisce la notevole complessità del mondo biologico, il che non può che essere evidenziato dalle massime autorità in materia di salute.
