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Virus a trasmissione aerea: cosa sono, come si diffondono e come ridurre il rischio negli ambienti chiusi

Virus a trasmissione aerea: cosa sono, come si diffondono e come ridurre il rischio negli ambienti chiusi

I virus a trasmissione aerea sono agenti patogeni respiratori che si diffondono nell’aria, tramite goccioline, i droplets, o particelle più fini, gli aerosol, emesse respirando, parlando, tossendo o starnutendo. A differenza dei droplets, che ricadono rapidamente entro 1-2 metri, gli aerosol possono restare sospesi nell’aria per tempi più dilatati e percorrere l’intero volume di una stanza, soprattutto in ambienti chiusi e poco ventilati. Comprendere questa differenza è il primo passo per adottare misure di prevenzione realmente efficaci.

Cosa significa “trasmissione aerea”: differenza tra droplets e aerosol

Secondo la letteratura scientifica, la trasmissione aerea di un virus dipende dalla dimensione delle particelle emesse e dalla distanza potenzialmente percorribile. L’Organizzazione Mondiale della Sanità distingue tra trasmissione ravvicinata (droplets e aerosol a corto raggio) e trasmissione a distanza maggiore in ambienti chiusi (aerosol a lungo raggio, o “airborne”), enfatizzando, di recente, il ruolo della ventilazione e dei flussi d’aria.

Droplets: le goccioline respiratorie e la distanza ravvicinata

I droplets sono goccioline respiratorie di diametro superiore a circa 5-10 micron. Per il loro peso ricadono rapidamente al suolo o sulle superfici entro una distanza di circa 1-2 metri dal soggetto che le emette. Il rischio di contagio tramite droplets richiede, quindi, un contatto ravvicinato con una persona infetta.

Aerosol: le particelle che restano sospese e viaggiano nell’aria

Gli aerosol sono particelle più piccole (inferiori a circa 5 micron) che, per la loro leggerezza, possono restare sospese nell’aria per periodi prolungati e diffondersi ben oltre la distanza di conversazione, specialmente in ambienti chiusi, affollati e con ricambio d’aria insufficiente. Secondo l’OMS, proprio questa modalità di trasmissione a lungo raggio spiega i focolai osservati in spazi confinati, anche tra persone che non hanno avuto un contatto ravvicinato.

Perché la distinzione è cruciale per la prevenzione

Le due modalità di trasmissione richiedono contromisure diverse: il distanziamento fisico riduce il rischio correlato ai droplets, ma non è sufficiente in autonomia contro gli aerosol, che richiedono interventi sulla qualità dell’aria dell’intero ambiente (ventilazione, filtrazione, inattivazione). È alla luce di tale aspetto che occorre differenziare le strategie di prevenzione parziali da un approccio completo e realmente efficace.

Quali virus si trasmettono per via aerea

I virus respiratori condividono, in tutto o in parte, le stesse modalità di trasmissione. Ecco, di seguito, un breve accenno alle tipologie virali di interesse comune.

SARS-CoV-2 e le nuove varianti (Cicada/BA.3.2, Nimbus, Stratus/XFG)

Il SARS-CoV-2 continua a circolare ed evolvere. Tra i lignaggi monitorati più di recente figura BA.3.2, identificato con il nome informale “Cicada”, e geneticamente distinto dai lignaggi JN.1 (che includono le varianti note come Nimbus e Stratus/XFG) circolanti dal 2024. I CDC ne hanno documentato la diffusione in decine di stati USA e in numerosi Paesi tramite sorveglianza clinica e ambientale (acque reflue).

Virus influenzali stagionali e potenziale pandemico (aviaria)

I virus dell’influenza stagionale (tipo A e B) si trasmettono anch’essi tramite droplets e aerosol negli ambienti chiusi. A questi si affiancano i virus influenzali aviari ad alta patogenicità (H5N1, H5N5), per i quali OMS e CDC seguono con attenzione i casi di salto di specie verso i mammiferi. Il tema è approfondito nell’articolo dedicato a influenza aviaria e biosicurezza (vedi box approfondimenti).

Altri patogeni respiratori: VRS, morbillo, rhinovirus

Il virus respiratorio sinciziale (VRS), il virus del morbillo e i rhinovirus completano il quadro dei principali patogeni a trasmissione respiratoria/aerea rilevanti per la salute pubblica, con un impatto particolare sui soggetti fragili. Il sistema di sorveglianza integrata RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità monitora stagionalmente la circolazione di questi virus in Italia.

I fattori che aumentano il rischio negli ambienti chiusi

Negli ambienti al chiuso, il rischio infettivo correlato ai virus respiratori scaturisce da una sinergia di elementi. Le condizioni che favoriscono la diffusione dei patogeni in bioaerosol sono ad oggi note, e conoscerle costituisce la base della prevenzione.

Ricambio d’aria, affollamento e tempo di esposizione

Il rischio di trasmissione aerea in un ambiente chiuso dipende da un insieme di fattori concreti e misurabili: il numero di persone presenti, la durata dell’esposizione e, in modo importante, il tasso di ricambio dell’aria indoor. In una stanza poco ventilata, la concentrazione di aerosol infettivi tende ad aumentare nel tempo, incrementando proporzionalmente il rischio per chi vi permane più a lungo.

Carica virale ambientale e ruolo dell’umidità

La “carica virale ambientale” indica la quantità di particelle virali infettive presenti nell’aria di un ambiente e in un dato momento. Diversi studi indicano che l’umidità relativa influisce sulla sopravvivenza dei virus respiratori in bioaerosol: condizioni di umidità intermedia o molto bassa tendono a favorire una maggiore persistenza di alcuni virus stagionali, seppur in modo non omogeneo tra le diverse tipologie virali. Da una revisione sistematica emerge che diversi virus con involucro (es.: molti coronavirus) traggono beneficio da valori di umidità inferiori al 40%, mentre i virus influenzali sopravvivono meno ai livelli intermedi del 40-60%. Valori più elevati, tra l’altro, possono dare effetti differenti in base ai ceppi considerati e alle condizioni sperimentali.

Strategie di riduzione del rischio: dalla ventilazione all’inattivazione

Il contenimento del rischio infettivo associato ai virus respiratori prevede un approccio su più livelli, dove strategie differenti si completano. A tal proposito, può rendersi utile una breve disamina dei sistemi di ventilazione, filtrazione e inattivazione virale.

Ventilazione naturale e meccanica: limiti pratici

Aprire le finestre o potenziare la ventilazione meccanica aumenta il ricambio d’aria e diluisce la concentrazione degli aerosol, riducendo il rischio di trasmissione. Si tratta di una misura importante, che presenta, tuttavia, dei limiti pratici. Nella stagione fredda, in particolare, la ventilazione si presta poco al comfort termico ed energetico. In ambienti molto affollati, tra l’altro, il ricambio necessario per abbattere in modo significativo la carica virale può rendersi elevato e non completamente coperto dai sistemi di ventilazione.

Filtrazione HEPA: cosa cattura e cosa no

I filtri HEPA (High Efficiency Particulate Air) trattengono meccanicamente una quota molto elevata del particolato aerodisperso, incluse le particelle di dimensioni compatibili con gli aerosol virali. È importante, in ogni caso, chiarire un punto spesso frainteso: la filtrazione cattura e trattiene il particolato, ma non ne garantisce di per sé l’inattivazione di un eventuale patogeno. Il virus intrappolato nel filtro può, in linea di principio, restare vitale fino alla sua inattivazione spontanea o alla sostituzione del filtro in questione.

Inattivazione virale dell’aria: il principio e il valore aggiunto

Le tecnologie di inattivazione virale dell’aria, come quella proposta da e4life, agiscono con un principio complementare rispetto alla sola filtrazione: intervengono in modo attivo sulla carica virale presente nel volume d’aria dell’ambiente, con l’obiettivo di ridurre l’infettività delle particelle virali aerodisperse. Si tratta di un livello di intervento aggiuntivo rispetto a ventilazione e filtrazione, pensato per agire in modo continuo sull’aria dell’ambiente occupato.

Domande frequenti sui virus a trasmissione aerea

Qual è la differenza tra trasmissione per droplets e per aerosol?

I droplets sono goccioline respiratorie pesanti che ricadono entro 1-2 metri; gli aerosol sono particelle molto più piccole e leggere che restano sospese nell’aria per minuti od ore e possono percorrere un’intera stanza. La differenza determina quali misure di prevenzione sono davvero efficaci: il distanziamento basta contro i droplets, ma non contro gli aerosol.

I virus restano nell’aria? Per quanto tempo?

Sì: le particelle di aerosol contenenti virus possono restare sospese nell’aria da alcuni minuti ad alcune ore, a seconda delle dimensioni delle particelle, del ricambio d’aria e delle condizioni ambientali come temperatura e umidità. Ambienti chiusi e poco ventilati favoriscono tempi di persistenza più lunghi.

Aprire le finestre basta a eliminare i virus dall’aria?

Aprire le finestre riduce la concentrazione di aerosol per diluizione con aria esterna, ma non elimina il virus né ne garantisce l’inattivazione. È una misura utile e raccomandata, ma da considerare come parte di una strategia più ampia insieme a filtrazione e, se disponibile, inattivazione virale dell’aria.

La filtrazione HEPA inattiva i virus o li trattiene soltanto?

La filtrazione HEPA trattiene meccanicamente il particolato, incluse le particelle virali, ma non ne garantisce di per sé l’inattivazione. Il virus intrappolato nel filtro può restare vitale fino alla degradazione naturale o alla sostituzione del filtro secondo le indicazioni del produttore.

Cosa significa inattivare un virus presente nell’aria?

Inattivare un virus significa ridurne l’infettività, cioè la capacità di infettare una cellula ospite, agendo direttamente sulla particella virale presente nell’aria. È un’azione complementare alla rimozione fisica realizzata da ventilazione e filtrazione.

Quali ambienti sono più a rischio per i virus aerei?

Sono più a rischio gli ambienti chiusi, affollati e con scarso ricambio d’aria in cui le persone trascorrono periodi prolungati: aule scolastiche, uffici open space, mezzi di trasporto, strutture sanitarie e residenze per anziani (RSA) sono tra i contesti più monitorati dalla sanità pubblica.

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