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Virus su superfici: durata e tecniche di sanificazione

Virus su superfici: durata e tecniche di sanificazione

La persistenza dei virus sulle superfici rappresenta un elemento di rischio per la salute umana. Secreti dagli individui infetti con tosse e starnuti, e dunque trasportati nell’aria sotto forma di bioaerosol, i virus respiratori si depositano sugli oggetti, dove restano vitali per un lasso di tempo variabile. A contatto con le mani, che fungono da vettore, le superfici contaminate facilitano la trasmissione dei patogeni alle persone sane, che potrebbero, a loro volta, subire il processo infettivo. Alla luce di tale meccanismo, spicca, ancora una volta,l’importanza della sanificazione.

Durata su plastica, vetro, tessuti

La sopravvivenza dei virus sulle superfici, insieme alla loro capacità di conservare un certo potere infettante, dipende dalla coesistenza di fattori fisici, chimici e biologici.

Tra i fattori biologici si collocano la fattezze dei virus, la loro organizzazione genetica e la compresenza di altri microrganismi. I fattori chimici comprendono i valori di pH e la presenza di sostanze antivirali, mentre quelli fisici includono l’umidità relativa, la temperatura e le radiazioni ultraviolette. Ci soffermeremo, tra poco, su questi ultimi 3 fattori.

  • L’impatto dell’umidità relativa può rendersi differente a seconda del virus e delle sue caratteristiche strutturali. Si ritiene, a tal proposito, che un livello di umidità relativa inferiore al 50% favorisca la sopravvivenza dei virus dotati di involucro. D’altro canto, si pensa che una percentuale di umidità superiore all’80% faciliti la resistenza dei virus privi di involucro, come riportato in questa revisione della letteratura.
  • Per quanto concerne la temperatura, le condizioni di sopravvivenza appaiono piuttosto eterogenee, variando non solo in funzione di tale parametro, ma anche a seconda della tipologia virale e dei valori di umidità concomitanti. In linea generale, le temperature elevate compromettono la resistenza dei virus negli ambienti, mentre la refrigerazione e il congelamento vengono descritti come protettivi.
  • L’esposizione alle radiazioni ultraviolette si rivela un fattore inattivante per molti virus, poiché può comprometterne l’integrità molecolare. La luce UV-C, tra le altre cose, viene integrata nelle tecnologie moderne di sanificazione non chimica. Come spiegato in questo studio, la resistenza alle radiazioni varia in base alle peculiarità dei virus, con una maggiore vulnerabilità per i virus “a singolo filamento”.

Le fattezze delle superfici, come la porosità e la tipologia del materiale costituente, si aggiungono ai fattori fisici che impattano sulla sopravvivenza dei virus. La maggior parte degli agenti virali, a tal proposito, persiste più a lungo sui materiali non porosi, seppur con alcune eccezioni. L’adenovirus, per esempio, si è mostrato più resistente quando situato su superfici porose, come la carta, mentre è risultato più debole sulle superfici non porose, come l’alluminio e il vetro.

Segue, a questo punto, una breve disamina di alcuni materiali di interesse comune.

•        Metalli: l’acciaio inossidabile e l’alluminio sono i materiali prevalenti di molte superfici. Alcune ricerche hanno evidenziato che i virus possono resistere per diversi giorni su questi materiali, conservando un buon livello di vitalità. L’acciaio inossidabile, in particolare, sembra favorire una persistenza virale prolungata grazie alla sua superficie liscia e non porosa. Altre superfici metalliche, tuttavia, possono espletare attività antimicrobiche e antivirali, come dimostrato da un’indagine sul rame e sulla vitalità del virus influenzale di tipo A.

•        Plastica e polimeri: i processi industriali sfruttano la plastica e i polimeri per la produzione degli oggetti più disparati. La sopravvivenza virale su questi materiali, in ogni caso, dipende dalle condizioni ambientali e dal tipo di virus. Il SARS-CoV-2, preso a titolo di esempio e implicato nella recente pandemia, viene documentato in relazione alle superfici in plastica, su cui può mantenersi vitale per circa 72h.

•        Cotone e fibre naturali: i tessuti in questione rappresentano i materiali prevalenti di vestiario e biancheria (es.: lenzuola, asciugamani, ecc.). La loro capacità di “supportare” i virus è, generalmente, piuttosto limitata, dal momento che essi assorbono umidità e tendono a inattivare le particelle virali.

In conclusione, la sopravvivenza dei virus sulle varie superfici dipende da una combinazione di fattori, come la composizione del materiale, le condizioni ambientali e le caratteristiche del virus stesso. Una conoscenza, anche basilare, di tali informazioni si rende funzionale alla sanificazione mirata.

Igiene e disinfezione tradizionale

Le procedure tradizionali per rendere gli ambienti salubri comprendono metodi chimici e metodi fisici di disinfezione. La disinfezione chimica, in particolare, si avvale di formulazioni apposite, in grado di neutralizzare i microrganismi o di inibirne la proliferazione. La disinfezione fisica, in parallelo, sfrutta gli effetti germicidi del calore umido, delle radiazioni o di altri espedienti potenziali. In ogni caso, la disinfezione viene preceduta della pulizia dello sporco visibile, con metodi più “grossolani” (es.: strofinaccio).

In modo intuibile, la contaminazione delle superfici varia con la frequenza di contatto. Le superfici toccate molto spesso, come maniglie e interruttori, richiedono interventi regolari di pulizia e disinfezione.

Limiti dei prodotti chimici

I prodotti chimici deputati alla disinfezione delle superfici si classificano per composizione e principio di funzionamento. Le formulazioni di spicco, utilizzate in più contesti, contengono alcoli, composti di ammonio quaternario e cloro. Ciascun prodotto, inoltre, viene posto in commercio con le istruzioni apposite per un corretto utilizzo. Nel complesso, si tratta di espedienti efficaci, seppur correlati a effetti avversi non trascurabili.

•        Impatto ambientale: l’impiego di prodotti chimici per la disinfezione può incidere in modo notevole sull’ambiente, e dunque sull’acqua, sul suolo e sulla qualità dell’aria. È opportuno, ai fini di un utilizzo “ecologico” degli stessi, rispettare le procedure specifiche di smaltimento.

•        Rischi per la salute: se non impiegati correttamente, i prodotti chimici per la disinfezione possono presentare rischi significativi per la salute umana. L’esposizione a questi agenti può provocare irritazioni cutanee, problemi respiratori e altri effetti avversi. L’impiego di dispositivi di protezione individuale (es.: guanti, mascherine, occhiali, ecc.), oltre al rispetto delle istruzioni fornite dai produttori, rende più sicuro l’utilizzo di questi agenti.

In buona sostanza, i metodi di disinfezione chimica permettono di agire in prevenzione sulle infezioni virali, pur necessitando di comportamenti adeguati e del rispetto delle procedure.

Tecnologie portatili per la sanificazione continua

Nell’ambito della disinfezione non chimica, non mancano soluzioni pratiche e all’avanguardia. Queste comprendono i dispositivi portatili per la sanificazione, attualmente realizzabili con diverse tecnologie. Essi rappresentano una declinazione più flessibile, e pur sempre efficace, dei dispositivi fissi per ambienti. Vediamo, dunque, due esempi disponibili in commercio.

  • Lampade UV-C portatili, che sfruttano la luce ultravioletta. Questa tecnologia si mostra efficace nella neutralizzazione di virus e batteri, pur richiedendo, per un buon risultato, la coesistenza di alcune condizioni. Queste riguardano la fonte luminosa e la sua intensità, ma anche i tempi di trattamento e la distanza che intercorre tra la radiazione e la superficie da trattare. L’impiego di dispositivi UV-C, tra l’altro, presenta numerosi vantaggi, come la disinfezione di aree impervie e la minore applicazione dei metodi chimici.
  • Tecnologia e4shieldtm: basati sull’utilizzo di un campo elettromagnetico oscillante, il dispositivo portatile e4life danneggia l’involucro esterno virale, inattivando i patogeni presenti nell’ambiente circostante. L’intensità delle onde emesse risponde a necessari requisiti di sicurezza, rendendosi innocua per le persone e/o gli animali. Anche nella versione fissa per ambienti, tale tecnologia garantisce la salubrità degli spazi target, mentre aiuta a preservare la salute dei suoi abitanti. Essa, a tal proposito, viene proposta come un esempio concreto della filosofia “One Health”.
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